Nel cuore della notte è squillato il telefono. A Giulio è scrocchiato il coccige mentre si sporgeva verso il comodino per afferrare la cornetta. "Pronto?" ha detto. "Ahò Giù, so' Leo". "Ciao Leonardo, come stai?" ha detto Giulio con la sua solita cortesia, quella che l'ha reso famoso in ogni angolo della rete. "Sto da paura, ho appena aggiornato Perceber". "Mi fa piacere Leonardo, mi fa davvero molto piacere". "Eh, anfatti" ha aggiunto Leonardo con un ghigno. "Volevi dirmi qualcos'altro amico mio?" ha chiesto poi Giulio accendendo il lumino merlettato. La luce si è accesa sui suoi boxer bianco panna e la canottiera in tinta con i boxer, il pannolino e le tende. "Sì, te volevo di' se me davi 'na mano a entrà alla Reggione". "Quale regione Leonardo? Scusa, non ti seguo" ha domandato Giulio reprimendo uno sbadiglio. "'A Reggione Lazzio no? Ce sta un concorso e me chiedevo se potevi fa' un paio de telefonate all'amichi tua". A Giulio è passato il sonno in un lampo. Quando parla di lavoro deve essere al 100% presente a se stesso. Ha fatto mente locale tenendo in sospeso il suo amico Leonardo. "Ce stai Giù?" ha chiesto Leonardo dopo un paio di minuti di respiri lenti nella cornetta. "Sì ci sono Leo, stavo pensando a chi potevo rivolgermi, eventualmente". "Perché dici così Giulié?" ha chiesto Leonardo alquanto allarmato. "Dico così, Leonardo, perché forse prima di aiutarti a fare questa cosa avrei diritto a delle scuse. Non trovi, Leonardo caro?". "Scuse de che?" ha mezzo ridacchiato Leonardo nella cornetta. "Ho parlato con Marco la scorsa settimana. Ero sul treno e ci ho parlato al telefono cellulare". "Embè?" ha chiesto Leonardo intuendo con terrore a cosa Giulio facesse riferimento ma provando tristemente a dissimularlo. "Be' Leonardo, Marco mi ha detto che tu gli hai detto che secondo te io, come uomo, non sono proprio prestante". "Ma daje Giulié, stavamo a scherzà no?" ha provato a sdrammatizzare Leonardo. Senza successo. "Stavate scherzando sul mio aspetto fisico Leonardo?". "Sì vabbe' ma che c'entra? Cioè era solo pe' ride". "Marco mi ha detto che tu hai detto che sembro un ippopotamo smunto". Leonardo si è messo a ridere forte, ma in modo troppo acceso. "Allora Leonardo? Ti sembra una cosa carina da dire? E con che faccia ora mi vieni a chiedere di truccarti il concorso alla Regione Lazio?". "Scusa Giulié, daje no? Se scherzava tra amichi, n'era gniente de serio cazzo!". "Non usare il turpiloquio con me Leonardo, lo sai che non mi piace" ha concluso Giulio, lasciando nel silenzio Leonardo per altri lunghissimi minuti. "Allora nun me la dai 'na mano Giulié? T'ho chiesto scusa me pare...". "Sì, è vero Leonardo, mi hai chiesto scusa. E lo hai fatto col cuore, me ne sono accorto. Però ci sono rimasto male. Perciò ti chiederei, se per te non è un problema, di farmi riflettere sulle tue scuse per un paio di giorni. Ti darò la risposta giovedì, va bene? Che ne pensi?". "Vabbene Giulié, io te ringrazio comunque". "Di niente Leonardo. Allora buonanotte". "Buonanotte Giulié" ha detto tutto mesto Leonardo mentre la cornetta di Giulio gli si chiudeva nell'orecchio. Subito dopo ha telefonato a Marco e gli ha fatto una piazzata perché aveva spiattellato tutto a Giulio. Marco il giorno dopo ha telefonato a Giulio e gli ha chiesto perché aveva detto a Leonardo della loro conversazione. E Giulio ha detto "Te lo spiego senz'altro. Vedi Marco, amico mio..." eccetera.